Piante spontanee: dieci trucchi sorprendenti per raccoglierle senza rischi

Migliora la tua cucina con gli antichi sapori delle piante spontanee. Impara a riconoscerle ed a sfruttarne le qualità officinali ed aromatiche.

Categoria: Prodotti

Quanti di noi saprebbero distinguere una pianta spontanea commestibile da una velenosa? O saprebbero riconoscere immediatamente l'amaranto od il prezzemolo selvatico? Se è vero che la tecnologia ha portato moltissimi benefici all’umanità, essa ha anche contribuito ad allontanarci sempre di più dalla natura e dai suoi cicli. 

Eppure il nostro territorio è estremamente ricco di piante commestibili: dalla pianura alla macchia mediterranea, dalle Alpi alle isole di Sicilia e Sardegna. Raccogliere piante spontanee (il foraging, per utilizzare un termine anglosassone oggi molto in voga) è una pratica che ci ha accompagnato fin dalle origini della storia e che si è progressivamente persa nel tempo. Grazie però all’interesse sempre più crescente per l’ecologia e la sostenibilità possiamo riscoprire questa affascinante tradizione e, con essa, il nostro legame con il territorio. Riconoscere le piante spontanee è un’abilità che può portarci benefici immediati: ricche di sali minerali e vitamine, possono diventare l’ingrediente segreto di cene da favola. 

Le piante spontanee, chiamate anche piante alimurgiche, possono essere un’importante risorsa anche per le aziende agricole: si prestano a coltivazioni biologiche, a filiera corta e con basso impatto ambientale. Posso essere estremamente remunerative: con prezzi di vendita che vanno da 10 a 40 euro/kg a seconda delle specie. Gli acquirenti spesso appartengono a mercati redditizi, come l’alta gastronomia.

Il ruolo degli agricoltori nei secoli è stato fondamentale. Selezionare le piante migliori, riprodurle, riseminarle per ottenere altre piante con performance migliorate. Ogni specie guadagnava qualcosa ma al contempo perdeva qualche caratteristica. Magari più grande ma meno resistente alla siccità, forse più carnosa ma meno saporita.

In questo modo, molte specie alimurgiche sono entrate nella nostra abitudine alimentare. Tra le più note ricordiamo: noce, nocciola, topinabour, lampone, asparago ma anche valerianella (o songino), radicchio, aglio. La storia dell'addomesticamento di queste specie meriterebbe uno studio approfondito. Le schede dettagliate di queste specie con il loro calendario di raccolta sono disponibili su questo sito all'area Le specie o sull'app Wefrood

Dagli albori dell'agricoltura ad oggi, in alcuni casi la tecnologia applicata a questo processo è stata davvero tanta. Un esempio che merita una riflessione è la Valerianella o Songino che, inizialmente presente nei prati stabili della Lombardia (Lodi e Cremona), ha finito con il diventare una delle specie più utilizzate per fare la classica IV gamma, ossia il sacchetto già pronto che troviamo al supermercato. Niente di male in tutto questo, ma chiaramente i due prodotti, quello selvatico e quello ottenuto con il sistema idroponico in serra hanno caratteristiche completamente diverse. Potremmo parlare di una user experience completamente distaccata l’una dall'altra.


Trucco numero 1: Studia attentamente le piante spontanee ed il tuo territorio

Non ci si può improvvisare raccoglitori di piante spontanee. Occorre avere qualche base di botanica e conoscere l’ecosistema del territorio in cui ci si trova. Bisogna saper distinguere le piante velenose da quelle più comuni: il mirtillo può essere confuso con la belladonna, il prezzemolo selvatico con la cicuta. Un errore nel riconoscimento di una pianta selvatica può portare a conseguenze molto gravi: se ti trovi in dubbio, non raccoglierla. Sii cauto soprattutto nel raccogliere i funghi: alcune specie possono essere molto pericolose per l’uomo.

Ecco come riconoscere le piante spontanee più comuni:
Tarassaco: il tarassaco ha una radice robusta ed il classico fiore giallo intenso. Ha foglie oblunghe che partono direttamente dalla radice ed uno stelo cavo. È diffusissimo e cresce negli spazi aperti.
Borragine: possiamo riconoscere la borragine dal grande fiore blu con petali radiali a forma di stella. Tutto il fusto è coperto da una leggera peluria bianca. È una pianta infestante che cresce a pieno sole.
Amaranto: l’amaranto ha un fusto legnoso, di colore verde chiaro. Ha fiori a forma di spiga ed una caratteristica forma cespugliosa. È una pianta infestante dei campi, molto semplice da trovare.
Ortica: l’ortica è una pianta urticante, dalle foglie con i bordi irregolari e seghettati. I fiori sono bianco-grigiastri. Cresce nei boschi o vicino ad i corsi d’acqua.
Asparago selvatico: l’asparago selvatico è un germoglio eretto, bianco o verde, che emerge dal suolo costituendo un cespuglio disordinato. Solitamente cresce nei pressi dei boschi di latifoglie.
Cicoria: la cicoria è una pianta spontanea con foglie verdi e tondeggianti, lunghe circa trenta centimetri, e fiori color lavanda. Cresce nei campi incolti e lungo i margini delle strade.

È necessario tenere conto che non sempre una pianta spontanea è interamente commestibile. In certi casi solo una parte della pianta si può mangiare, in certi altri è necessario aspettare che la pianta raggiunga un determinato stadio di crescita per poter essere cucinata. Alcune piante selvatiche, poi, sono specie protette e non possono essere raccolte.

Trucco numero 2: Procurati gli attrezzi giusti 

Raccogliere piante spontanee è un hobby estremamente frugale: visitare parchi, campagne od il proprio giardino è completamente gratuito! Tuttavia, avere un kit di attrezzi adibiti esclusivamente alla raccolta può rendere questa attività ancora più divertente e sicura. Puoi tenere in macchina i tuoi strumenti di foraging, in modo da averli sempre a disposizione. 

Oltre ad una mappa del territorio che ti accingi ad esplorare, dei vestiti comodi e dell’acqua, avrai bisogno di una serie di attrezzi fondamentali: un paio di forbici affilate, un coltello, una cazzuola da giardino (utile per le radici), una cesta per contenere le piante spontanee che hai raccolto e una buona guida per identificare la vegetazione locale. Possono tornare utili anche una bussola, un paio di guanti, uno spray contro le zecche ed una lente di ingrandimento.

Trucco numero 3: Raccogli le piante spontanee di stagione

Le piante spontanee commestibili abbondano in tutto il territorio italiano (soprattutto in pianura), tuttavia un bravo raccoglitore deve conoscere bene i cicli stagionali del proprio territorio in modo da sapere sempre quando trovare una determinata pianta. Una dieta che segue i cicli della natura è una dieta sana. 

Per esempio in gennaio si può trovare la stellaria, l'acetosa ed il cerfoglio dei prati; in aprile l’aglio selvatico; in giugno la camomilla selvatica, la lonicera ed il fiore di sambuco; in settembre le bacche di rosa canina; in novembre le nocciole, le prugnole di siepe e le noci.

Trucco numero 4: Rispetta la natura 

La raccolta delle piante spontanee deve essere un’attività sostenibile. Quando si pratica il foraging è buona norma lasciare l’ambiente in una condizione migliore rispetto a quando lo si ha trovato: questo non significa solo che le piante vanno raccolte delicatamente ed in maniera rispettosa (evitando di strappare alla radice) ma che si può sfruttare l’occasione per ripulire la zona dai rifiuti, come cartacce e bottiglie di plastica.

In base all’ecosistema del territorio che hai deciso di esplorare costruisci un piano di raccolta a cui attenerti, per non impoverire eccessivamente l’ambiente. Inoltre limitati a raccogliere massimo de un terzo ad un decimo della piante spontanee che ti interessano: molti animali ne hanno bisogno come habitat e fonte di cibo. Se stai raccogliendo piante spontanee invasive, evita di diffonderle dall’interno di nuove zone.

Trucco numero 5: Difenditi dall’inquinamento, può contaminare le piante spontanee 

Quando si raccolgono le piante spontanee nei pressi di un paesaggio urbano è necessario evitare tutte le possibili fonti di inquinamento: le vecchie case, che potrebbero contenere vernici al piombo, i lati delle strade trafficate, ricche di smog, i binari dei treni, su cui vengono sparsi erbicidi e le zone industriali, dove potrebbero trovarsi rifiuti pericolosi. Anche i cimiteri sono da evitare per via della presenza di metalli pesanti. Non esistono delle regole precise per quanto riguarda la distanza ottimale da mantenere dalle zone a rischio inquinamento durante la raccolta di piante spontanee: a seconda della presenza o meno di ostacoli, della direzione del vento o della pendenza del territorio l’influenza delle zone inquinanti si può estendere da qualche metro fino a diversi kilometri.

In ogni caso, pulire con molta cura le piante commestibili raccolte può ridurre considerevolmente il rischio di contaminazione.

Trucco numero 6: Introduci gradualmente le piante spontanee nella tua dieta

Solo perché una pianta è commestibile, ciò non significa che sia sicura per tutti: prendi sempre precauzioni per evitare eventuali reazioni allergiche. Anche se non hai altre allergie od intolleranze alimentari, sii sempre cauto quando ti approcci ad un alimento mai provato prima. 

Prima di cucinare le piante spontanee che hai raccolto, prova a fare questo test: metti in bocca una piccola quantità della parte edibile della pianta (cruda o cotta a seconda delle modalità di consumo), masticala per qualche secondo, sputala ed attendi almeno un’ora. Se non hai nessuna reazione anomala, puoi provare ad ingerire una porzione leggermente più grande della pianta commestibile. Se anche in questo caso non dovessi avere alcun sintomo potrai escludere le forme di allergia più gravi.

C’è un altro motivo per introdurre le piante spontanee nella propria dieta in maniera graduale: troppo spesso siamo abituati a consumare cibi ricchi di grassi e zuccheri e le nostre papille non sono più abituate ad i sapori antichi ed aromatici delle piante alimurgiche. Dobbiamo quindi abituarci lentamente a questi nuovi e sorprendenti sapori. Essi, infatti, possono variare moltissimo, anche all’interno della stessa specie: cose come l’ambiente od il periodo di raccolta possono influire in maniera evidente sul gusto che avrà una pianta commestibile.

Trucco numero 7: Dedicati al foraging in compagnia

Identificare le piante spontanee commestibili non è semplice e, talvolta, commettere degli errori può essere pericoloso. I libri, le app come WeFrood e le risorse online sono indispensabili ma a volte c’è bisogno dei consigli di un esperto. Mettiti in contatto con altri raccoglitori nella tua zona e organizzati per dedicarti insieme a loro al foraging. Non solo avrai occasione di farti dei nuovi amici ma, se sei alle prime armi, potrai contare sull’esperienza di qualcuno che condivide il tuo stesso hobby. Riconoscere le diverse specie vegetali insieme a qualcuno è una procedura più veloce e sicura. Potrete anche scambiarvi ricette: osserva come i tuoi amici cucinano le piante spontanee più comuni, potrà tornarti utile.

È una buona idea anche stringere rapporti con organizzazioni dedicate al foraging, gruppi ambientalisti ed appassionati di micologicia; magari anche grazie ad i social network.

Trucco numero 8: Non dimenticare le piante spontanee acquatiche 

Non tutte le piante spontanee crescono in pianura, molte di esse si sviluppano vicine alla costa. Possono essere vere e proprie alghe o piante che crescono poco al di sopra della linea del mare. 

Le alghe sono molto nutrienti e con un sapore caratteristico: contengono proteine, sali minerali, vitamina A, vitamina C ed antiossidanti. Stai sempre attento a raccogliere solo le alghe attaccate alle rocce, evita le pozze di acqua stagnante e controlla sempre le maree per evitare incidenti. A seconda della specie, le alghe vanno trattate in maniera diversa per garantirne la conservazione e ridurne la durezza.

Per quanto riguarda le piante acquatiche, un esempio è la salicornia europea, una pianta succulenta non solo commestibile ma utilizzata nella lavorazione del vetro e del sapone. Il macerone, o prezzemolo alessandrino, invece, può essere consumato crudo ed ha proprietà digestive. 

Trucco numero 9: Alcune piante hanno proprietà officinali

Le piante spontanee non servono solo a cucinare piatti squisiti, hanno anche proprietà officinali e possono aiutarti, insieme alla medicina tradizionale, a guarire dai piccoli disturbi di stagione. Tosse, mal di gola, raffreddore, stiramenti muscolari: puoi calmare il dolore e l’infiammazione grazie ai doni della natura.

La stellaria è un leggero lassativo e diuretico, un antinfiammatorio ed un tonico nutriente. Può essere consumato in molti modi, dall’infuso all’insalata all’olio essenziale. La violetta è un rimedio per la tosse e le malattie polmonari, lenisce gli effetti delle abrasioni della pelle e dei morsi di insetto. Se consumata come insalata può essere utile per abbassare il colesterolo e ripristinare la carica batterica intestinale. Le radici del tarassaco sono un tonico per il fegato e riducono i sintomi dell’acne e la psoriasi. Le foglie del fiore giallo, invece, se consumate bollite o fresche, sono nutrienti, con un’altissima quantità di ferro e vitamina E. L’ortica, se raccolta prima che fiorisca, è ottima per contrastare gli effetti dei reumatismi e per curare le malattie intestinali. L’arctium fa bene al fegato ed è un disintossicante, quando lo si consuma sotto forma di bevanda. La malva calma la tosse, il mal di gola ed il raffreddore.

Trucco numero 10: Chiedi sempre il permesso prima di raccogliere piante spontanee 

Non entrare all’interno della proprietà privata di qualcuno quando ti dedichi al foraging, se non hai il permesso del proprietario. Inoltre ogni regione ed, in certi casi, ogni zona ha le sue regole per quanto riguarda la raccolta di erbe ed ingredienti selvatici. È importante perciò informarsi presso gli Enti Locali che indicano queste limitazioni ed, in ogni caso, farsi guidare dal buon senso e dalla prudenza.


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