La pompia. L’agrume più raro del mondo nasce in Sardegna

Categoria: Territori

La Sardegna è una terra famosa per le sue bellissime spiagge e per la sua natura incontaminata, ma anche per la cultura agricola e le eccellenze alimentari. Conosciamo uno dei territori e dei suoi prodotti più affascinanti, le Baronie e la pompìa.

Il territorio della pompìa

Le Baronie sono una delle regioni storiche della Sardegna, situata nella zona Nord-est, in provincia di Nuoro. Sono divise in Alta Baronia a nord e Bassa Baronia a sud. Il centro più grande, Siniscola, fa parte dell’alta Baronia.

Tavolati basaltici e spiagge incontaminate, scuri boschi di leccio e aranceti intervallati da pascoli, il paesaggio delle Baronie è molto vario, diviso tra mare e montagna, in cui natura e lavoro umano sembrano convivere pacificamente.

La zona ha una fortissima vocazione agropastorale, con allevamenti soprattutto di ovini, ma anche bovini e suini a conduzione prevalentemente tradizionale. La principale produzione consiste nel formaggio ovino semicotto, ma si stanno affermando anche prodotti più adattati al mercato moderno, come formaggi spalmabili e a pasta filata. La parte di pianura resa fertile dal fiume Cedrino è coltivata a orticole e frutticole.

Conosciamo la pompìa

Proprio tra i frutti troviamo una varietà che è sia una rarità botanica che una produzione di eccellenza: la “pompìa”, nome comune di Citrus limon var. pompia Camarda. È un ecotipo di limone che fino al 2015 non aveva una caratterizzazione botanica precisa. È un ibrido tra limone e cedro, del gruppo dei limoni cedrati. Per la sua ridottissima distribuzione e rarità, è definito l’agrume più raro del mondo.

È un piccolo albero, rustico, molto spinoso e ramificato. Da novembre a febbraio produce grandi frutti (fino a 700 g di peso) di forma globosa leggermente appiattita, con buccia gialla e bitorzoluta, albedo spesso e aromatico, polpa divisa in molti spicchi con elevata acidità.

La coltivazione di questo agrume è iniziata ad uso familiare, per il suo utilizzo nella pasticceria tradizionale.  Dopo diversi progetti di rivalutazione si è ottenuto un piccolo nucleo associativo di produzione e trasformazione, finalizzato alla tutela del prodotto ''pompìa'' derivato dalla trasformazione del frutto omonimo. Nel 2004 ottiene così il riconoscimento di prodotto “Presidio Slow Food” e nel 2008 quello di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.).

I produttori di pompìa

La rivalutazione di questo frutto parte da una bella storia di inclusione sociale, con un progetto del comune di Siniscola per l’inserimento lavorativo dei ragazzi ospitati presso il Centro di Igiene Mentale del comune baroniese.

Nel 1999 si è dato il via a una coltivazione commerciale, con l’impianto di un frutteto di pompìa e la creazione di una cooperativa, dove lavorano gli ospiti del centro seguiti agronomi e coltivatori.

Dopo questa esperienza si è istituito il Presidio della Pompìa, per dare supporto alle imprese agricole di produzione e dare spinta propulsiva all’industria di trasformazione di questo frutto.

Tradizionalmente questo frutto è utilizzato nella preparazione due dolci tipici:

  • “sa Pompìa intrea”, che in lingua sarda significa “la pompìa intera”. Il frutto viene privato della buccia esterna e svuotato della polpa acida, lasciando l’albedo bianco intero. Dopo una bollitura per eliminare il sapore amaro, si procede una lunghissima canditura in miele d’asfodelo.
  • “s’aranzada”,  in cui la pompìa viene tagliata in piccole strisce, mischiata con mandorle tostate a lamelle e ulteriore miele caldo. Il composto viene steso su una spianatoia e, dopo la solidificazione, tagliato a rombi e servito su foglie d’arancio.

Il presidio è formato da cinque produttrici di Siniscola, cinque pasticcerie che creano i dolci a base di pompìa, seguendo le ricette tradizionali tramandate nei secoli tra le donne del territorio. Un progetto tutto femminile che vuole far conoscere questo agrume al mercato italiano ed estero, per ampliarne le potenzialità e gli usi.