CIPOLLA, VIRUS E SESSO. DIMMI COME LA AFFETTI E TI DIRO' CON CHI DORMI

La cipolla come metafora dei rapporti interpersonali.

Categoria: Costume e società

PIANTO E PIANTA

Nella vita, a volte, si piange. Ad esempio, quando si va al supermercato a comprare gli ingredienti per preparare una torta, e si scopre che la farina è sparita dagli scaffali, in ogni suo tipo, dalla doppio zero alla gluten-free. Oppure quando si realizza che nessuno della propria cerchia interpersonale regionale ricade nella definizione di congiunti.
Ma non si piange solo per tristezza, perché lo si può fare anche di gioia: tipo quando si capisce che, in fondo, si hanno degli affetti stabili nelle vicinanze. Io, ad esempio, ho i miei due ragnetti dietro il lavabo, e la cellulite, che durante questa quarantena ha promesso di non lasciarmi mai più.
A volte si piange invece dal troppo ridere.
E anche quando si affetta una cipolla. E ancora di più se, durante il processo, ci si taglia un dito.

LA CIPOLLA NELLE RELAZIONI

Io penso che la cipolla sia un ortaggio legato ai rapporti con l'altro sesso. Quando si conosce qualcuno lo si fa poco a poco, strato dopo strato, proprio come se fosse una cipolla. Poi, se dopo un sufficiente svelamento, il soggetto è ancora di interesse, si arriva al fatidico dunque. E come comincia? Spogliandosi, strato dopo strato anche qui, come una cipolla. E a volte può capitare che, dopo la rimozione dei suddetti strati tessili, si guardi l'altro e, proprio come con una cipolla, si pianga.
In realtà, oltre che metafora della graduale conoscenza dell'altro, la cipolla ha per me anche un significato ulteriore, e lo devo alla mia amica Andrea. Grande appassionata di cucina, durante una delle nostre conversazioni mi rivelò che lei capisce subito se una persona è brava ai fornelli in base a come affetta una cipolla. Inizialmente rimasi un po' perplessa, poi andai a cercare i tutorial degli chef Cannavacciuolo e Cracco così da essere pronta per il giorno in cui Andrea mi avrebbe sottoposta al test. Ma poi, pensandoci, capii che aveva più che ragione.

TEST DELLA CIPOLLA

Sul serio, fateci caso.
C'è chi è caotico e la affetta in modo disorganizzato, al punto da far sorgere spontaneo il dubbio che quella sia la prima volta che stia usando il coltello. C'è chi è un filino più metodico e parte bene, avendo cura di dedicarle del tempo preliminare attraversandola in tutta la sua lunghezza una manciata di volte per prepararla a essere affettata, per poi però procedere a farlo con colpi di coltello rapidi e grossolani, senza pensarci più di tanto. C'è anche il mago della situazione, che comincia ad affettarla e, tempo dieci secondi netti, zacchete, ha già finito. Infine, c'è chi la affetta trasmettendo poesia, affondando il coltello con la profondità e il ritmo giusti, mostrando qualcosa che è insieme arte e grazia.
Trovo che rileggere tutto ciò sostituendo il verbo affettare a, come direbbe una definizione da 4 orizzontale, "sinonimo di spazzare" e la parola coltello con un ortaggio che ci fa rima, spieghi perché per me non solo il tagliare una cipolla dia indicazioni dell'abilità di un uomo in cucina, ma pure in camera da letto. Penso seriamente che un giorno tramanderò questo insegnamento alle mie nipoti, perché è diventato la mia bussola nella giungla del dating.
Ad esempio, una volta mi sono trovata a casa di uno che affettava la cipolla a pezzettoni, grossi come quelli dei puzzle per bambini, ma con cautela, per paura di rovinare il tagliere in legno di ulivo sul quale stava adoperandosi.
Lì per lì non diedi molto peso alla cosa ma, una sera, mentre ero a casa e affettavo una cipolla per preparare la cena, sentii una voce nella mia testa e rividi Andrea. E capii che, invece, chi non dovevo rivedere era il tizio.
Decisione drastica, ma non ho sofferto: ho soffritto.
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