Chimica in agricoltura. Pericolo reale o chemofobia?

Il consumatore pare nutrire un grande timore nei confronti degli agrofarmaci e cresce la richiesta di prodotti provenienti da agricoltura biologica e con residui nulli o bassissimi di fitosanitari. Ma siamo sicuri di analizzare l’argomento senza farci prendere da paure irrazionali?
Categoria: Osservatorio WeFrood
Cosa sono innanzitutto i prodotti fitosanitari

I prodotti fitosanitari o agrofarmaci sono mezzi tecnici, composti da una o più sostanze attive che possono avere origine naturale o da sintesi, utilizzati dagli agricoltori per la difesa delle colture da avversità o patogeni esterni (come attacchi di insetti o patogeni funginei).

È nei confronti dei prodotti fitosanitari (più comunemente chiamati pesticidi) che il consumatore nutre sempre maggiore chemofobia (l'assunzione secondo cui tutte le sostanze chimiche siano dannose e nocive, mentre tutte le cosiddette "sostanze naturali" siano buone e salutari).

L’agente fitosanitario in buona sostanza viene percepito come qualcosa di nocivo apriori e che di conseguenza non dovrebbe essere utilizzato in nessuna circostanza. Questa prospettiva tuttavia trascura – o ignora – che la produzione agricola italiana è per la sua grande maggioranza coadiuvata dall’utilizzo di questi mezzi tecnici, senza i quali non si riuscirebbe a raggiungere una produzione soddisfacente, né dal punto di vista quantitativo che qualitativo. 

Per diverse colture infatti l’inutilizzo di “pesticidi” renderebbe impossibile una produzione accettabile ed economicamente sostenibile. Un esempio su tutti è rappresentato dal mais: senza i trattamenti di difesa per il contenimento della piralide, esso svilupperebbe sistematicamente un contenuto di micotossine (tossine potenzialmente pericolose per l’uomo prodotte da alcuni funghi patogeni la cui presenza è favorita dall’attacco di questi insetti) al di sopra dei limiti massimi previsti. 

I controlli UE sulle sostanze attive

Dopo aver chiarito il ruolo cardine che questi mezzi tecnici rivestono nell’attività agricola, è importante rilevare che le sostanze attive ammesse in ambito agricolo, utilizzabili per la formulazione degli agrofarmaci, sono sempre meno: si è passati da circa 1000 sostanze attive presenti alla fine degli anni 90, a poco più di 300 nel 2019.

Un altro fattore non adeguatamente tenuto in considerazione è l’attenta perizia a cui la Commissione Europea sottopone qualsiasi sostanza attiva, prima che questa venga immessa nel commercio. Scrupolosi dossier vagliano natura ed efficacia di una qualsiasi sostanza, mediante studi di durata fino a dieci anni.
Gli agrofarmaci sono tra i prodotti più studiati con i quali l’uomo viene in contatto e con questi dossier di studio si valutano quali potrebbero essere i possibili effetti non solo sull’uomo, ma sull’intero ecosistema. In seguito a questa valutazione a tuttotondo, si passa alla definizione di quelli che sono i limiti di presenza nelle derrate alimentari (LMR – cioè la quantità massima che può essere presente nel prodotto che noi acquistiamo espressa in mg di sostanza attiva per kg di prodotto vegetale), che vengono stabiliti con criteri precisi e prudenziali, al fine di garantire la sicurezza del consumatore.

L’esito dei campioni utilizzati e la situazione in Italia

In merito alla presenza di residui di prodotti fitosanitari all’interno dei prodotti vegetali che consumiamo quotidianamente, la situazione europea è estremamente positiva. Nell’ultimo Report pubblicato dall’EFSA (European Food Safety Authority) è riportato che più del 96% dei campioni analizzati aveva dei contenuti di sostanze attive al di sotto dei limiti di legge e che circa il 51% aveva dei valori così bassi da non poter essere nemmeno quantificati. 

Focalizzandoci nel caso specifico del nostro Paese i risultati sono oltremodo positivi: in Italia il 33.3% dei campioni aveva dei residui così bassi da non poter essere quantificati, il 64.8% presentava dei valori entro i limiti di legge, mentre solo l’1.9% è risultato avere dei residui superiori ai limiti.

È opportuno specificare che gli studi di questo istituto sono eseguiti secondo precise e buone pratiche di laboratorio e seguendo protocolli definiti. Le modalità di conduzione degli stessi, inoltre, sono certificate da un sistema di qualità esterno che assicura che tali regole siano rispettate.

Le aziende agricole italiane rispettano i limiti?

È bene ricordare anche che le nostre aziende agricole nella maggioranza dei casi non solo sono attente a rispettare i limiti di residuo imposti dalla legge, ma si adattano anche alle disposizioni della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) la quale, per accogliere e soddisfare le richieste del consumatore, impone dei limiti ancora più stringenti, con il conseguente ottenimento di produzioni che rientrano a pieno titolo nelle eccellenze italiane, detentrici di un’elevata sicurezza alimentare.

La domanda che allora sorge spontanea è la seguente: come mai il consumatore ha un timore sempre maggiore nei confronti degli agrofarmaci e dei possibili residui?

La risposta, a mio parere, è che spesso il consumatore non conoscendo a pieno le risultanze scientifiche ha una percezione del rischio distante da quella che invece è la realtà.

A tal proposito credo sia di notevole interesse lo studio svolto in Danimarca (Larsson et al. 03-18 Food and Chemical Toxicology) che ha dimostrato come il rischio di un adulto connesso all’assunzione di “pesticidi” mediante tutti i prodotti vegetali consumati quotidianamente nella dieta è pari a quello dovuto al consumo di 1 bicchiere di vino ogni 3 mesi

Conclusioni 

È evidente la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, diffondendo conoscenze scientifiche in maniera corretta ed efficace. La produzione agricola italiana è altamente controllata e verificata, e l’impiego della chimica consente di ottenere produzioni competitive e remunerative per le aziende agricole nonché produzioni di elevata qualità e indiscussa salubrità. 

La difesa e la valorizzazione dei processi produttivi delle aziende agricole italiane ci permette di valorizzare un intero settore che vanta il maggior numero di produzioni che rientrano all’interno dei marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita), eccellenze agroalimentari frutto di una combinazione unica di fattori umani ed ambientali caratteristici di un determinato territorio.

Se vuoi approfondire il tema del biologico, ti consiglio l'articolo scritto da Slaven Tadic nel quale si fa chiarezza sui prodotti certificati Bio.